Arte & Cultura

Amore per la carta

25 luglio 2016

Sono oramai molti anni che non compro più i libri, perché li prendo in prestito in biblioteca. La scelta ha una duplice ragione: una di ordine economico e la seconda di ordine “volumetrico”. Nei traslochi (ho pensato di cautelarmi visto che non so ancora quanti se ne prospetteranno all’orizzonte) i libri sono la cosa che in assoluto pesa di più (ed io non vanto certo una muscolatura invidiabile!)

Per queste ragioni, essendo un’assidua lettrice, da qualche anno utilizzo il canale della biblioteca… E come spesso accade o sono io che cerco loro, oppure loro che trovano me.

Nella mia ultima peregrinazione, mi è capitato tra le mani “Un amore di carta” del francese Jean-Paul Didierlaurent che narra la storia di un anonimo ragazzo che lavora in una fabbrica di riciclaggio dove vengono macerati i libri.

Per sfuggire alla monotonia della sua vita, declama ogni mattina sul treno i brandelli delle pagine che è riuscito a rubare il giorno precedente al mostro macchina d’acciaio mangiatomi.

Non so spiegare bene perché ma ho trovato una forte analogia con Libri Finti Clandestini, un collettivo di artisti della carta che ho avuto modo di scoprire, conoscere ed apprezzare durante la fiera dell’editoria indipendente Fruit di Bologna, la cui filosofia risiede nel credere nell’unicità della carta stampata e nel dare nuova vita ai volumi che vengono gettati via o destinati al macero della dimenticanza.

Il loro manifesto così recita:

Ogni parte del progetto Libri Finti Clandestini può essere diffusa con qualsiasi mezzo. Fotocopie, microfilm o altro, scritta, cantata o recitata nelle feste di paese, raccontata ai bambini o dipinta sui muri. Ogni parte del progetto può essere riprodotta in modo parziale o totale perché alla fin, in ogni caso, ogni libro è unico e non si riuscirebbe mai a riprodurlo uguale.

Dopo questa lunga introduzione (spero mi perdonerete), credo la cosa più consona da fare sia lasciare a loro la parola.

PF: Da dove nasce l’idea del progetto Libri Finti Clandestini… Insomma chi, dove, quando e perché?

LFC: Libri Finti Clandestini è un collettivo beffardo (perchè vende alla gente la sua stessa spazzatura – ndr) che sperimenta nell’ambito del riciclo, legandosi all’editoria e al design: il suo scopo è infatti quello di realizzare veri e propri libri (sketchbook, taccuini, diari di viaggio, “libri oggetto”, carnet de voyage…) usando solamente “carta trovata in giro”, carta che la gente considera spazzatura: scarti di tipografie, prove di stampa e carte di avviamento, sacchetti della spesa, poster, buste, sacchetti del pane, carta da parati…

Il progetto Nasce circa due mesi fa, tra Rotterdam, Roma e altre città in giro per l’Europa, volendo trovar una soluzione alle grandi quantità di carta che ogni giorno vengono buttate e sprecate.

PF: Ma soprattutto quale senso date oggi alla parola “clandestinità”, per giunta  unita alla carta stampata? Due concetti così retrò in questa società digitalizzata ed esibita forsennatamente su tutti i social.

LFC: Il termine “clandestini” era stato pensato inizialmente in modo un po’ casuale, legandosi alle varie provenienze della carta, per attirare l’attenzione; anche ora però diciamo che può ritenersi azzeccato, magari riuscendo a suscitare interesse o curiosità nello spettatore che, in effetti, è oramai perso nel proprio smartphone ventiquattro ore su ventiquattro!

PF: Periodicamente svolgete laboratori e workshop. Quali saranno i prossimi appuntamenti dove anche i lettori di Pescefragola potranno trovarvi?

Si, nell’ultimo anno la parte dei laboratori è diventata un punto forte del progetto; durante questi si spiega come creare un libro (assemblaggio, rilegatura, cartotecnica) solamente con “scarti” di vario tipo, aggiungendo chiaramente colla, ago e filo.

I prossimi saranno in Svizzera e Nord Italia; per tutte le info consigliamo di seguir la pagina Facebook di Libri Finti Clandestini o dar un’occhiata al sito librifinticlandestini.com.

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