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Home Restaurant & Social Eating: la nuova frontiera della sharing economy

1 luglio 2015
home restaurant

L’idea è tanto semplice quanto innovativa: mangiare a casa di sconosciuti, contribuendo alle spese; un’idea che ha trovato terreno fertile in un momento in cui le condizioni economiche e sociali sembrano favorire la cultura dello scambio e della condivisione.

I servizi di sharing sono infatti sempre più numerosi: possiamo condividere il nostro appartamento tramite piattaforme come Airbnb o Couchsurfing; la bici o l’auto tramite servizi di Bike/Car Sharing; i nostri libri tramite il Book Sharing; o ancora possiamo condividere l’ufficio tramite gli spazi di coworking. Insomma, chi più ne ha più ne metta! Basta che cominci con co- o che finisca con –sharing!

Se quindi il fenomeno della condivisione interessava fino a poco tempo per lo più i beni virtuali (abbiamo imparato a condividere documenti, foto, video, musica, e poi anche – ahimè – i momenti più intimi della nostra vita tramite social network), adesso invece sembra coinvolgere soprattutto i beni fisici quali auto, bici, casa, ufficio, libri e – last but not least – il cibo!

Le piattaforme digitali dedicate al Social Eating

In un contesto simile, hanno cominciato a prendere piede le tanto discusse Web App dedicate al social eating e all’home restaurant.

Alcune delle più conosciute app di social eating in Italia sono:

  • Gnammo: Fondata da 3 italiani: Gian Luca Ranno, Walter Dabbicco e Cristiano Rigon – è una delle più conosciute piattaforme di Social Eating in Italia.

gnammo home resta

  • VizEat: Food App nata in Francia, presente in 20 Paesi e da poco sbarcata anche in Italia.

vizeat-social-eating

  • Newgusto: ‘Scopri il mondo mangiando’, questo il motto di Newgusto, Food Community nata in Italia e prevalentemente indirizzata ai viaggiatori che vogliono girare il mondo e conoscere le persone del posto apprezzandone le specialità culinarie.

newgusto

  • PeopleCooks: Nato dall’idea di supportare persone senza lavoro o in difficoltà economica, PeopleCooks consente di iscriversi come Cooker, dietro un abbonamento di 20€ all’anno, oppure di cercare un Cooker, ottenendo un pasto completo con soli 6€.

peoplecooker

Queste piattaforme funzionano così: ti registri, cerchi persone che possano accoglierti in casa propria per un pasto in compagnia, o viceversa, decidi di condividere la tua cucina e il tuo cibo con altre persone; il tutto dietro pagamento di un contributo economico per l’ospitante.

Semplice, efficace e decisamente social!

Quali sono le necessità a cui vengono incontro i servizi di Social Eating e Home Restaurant?

C’è chi alla sola idea ci condividere un pasto con degli estranei potrebbe storcere il naso (vedi la reazione di Mariarita Costanza alla proposta di investimento di Gnammo a Shark Tank, programma di Italia 1 dedicato alle startup :) )

 

Dall’altra parte, c’è chi invece, spinto dalle motivazioni più disparate, è decisamente attratto dalle possibilità economiche e sociali offerte da queste piattaforme.

I servizi di social eating, venendo incontro a diverse esigenze, possono essere indirizzati a:

  • viaggiatori desiderosi di assaporare le specialità culinarie locali in compagnia degli abitanti delle posto;
  • persone che vogliono aumentare i propri guadagni mensili, mettendo a disposizione la propria cucina;
  • lavoratori che vogliono trascorrere le pause pranzo in compagnia (quanti di voi che lavorano a casa come freelance/liberi professionisti, non hanno almeno una volta cominciato per disperazione a parlare con l’amico immaginario?!);
  • Persone attente al tema degli sprechi alimentari e che usano le piattaforme di social eating come un ottimo strumento per evitare che il cibo venga buttato. In Nottingham, one woman is fighting food poverty with social eatingA Nottingham, una donna combatte la povertà alimentare con il social eating, è il titolo di un recente articolo pubblicato dal The Guardian, utilizzato anche come spunto per l’analisi del testo della seconda prova della maturità di quest’anno per il liceo linguistico.
  • Chef alle prime armi in cerca di una vetrina, o anche Chef già affermati in cerca di nuovi ed esaltanti momenti di gloria!
  • Food blogger che vedono nell’home restaurant un valido strumento di marketing
  • Perché no? Single in cerca di nuovi incontri :)

Gli utenti delle piattaforme di social eating sono numerosi e in crescita. D’altra parte il fenomeno dell’Home Food sembra aver sfruttato un vuoto legislativo che gli ha consentito di crescere indisturbato.

Cosa dice la legge in proposito degli Home Restaurant?

Se fino a poco tempo fa, non esisteva una normativa specifica sull’Home Restaurant, Il Ministero dello Sviluppo Economico è intervenuto di recente a regolare il fenomeno con la Risoluzione n. 50481 del 10 aprile 2015, che sancisce per i cuochi a domicilio l’obbligo di presentare la Segnalazione Certificata di Inizio di Attività (SCIA), a garanzia dei requisiti professionali a tutela del consumatore finale.

In rete sono già numerose le polemiche, in molti sostengono che la legge sia vincolante e che di fatto taglierà le gambe al fenomeno del Social Eating in Italia.

Sarà vero?

Intanto i fondatori di homerestaurant.com hanno già lanciato una petizione per l’approvazione del DDL presentato nel 2014 al Senato.

Per approfondimenti sulla sharing economy, suggerisco di seguire la puntata di Report dello scorso 24 maggio.

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